Il medico per forza

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Molière
 Il medico per forza
Jean -Baptiste Poquelin detto Molière, commediografo e attore francese (Parigi, 1622-1673)

 Le opere – Come commediografo fu molto prolifico. Scrisse farse, commedie di intrigo, commedie romanzesche,  di costume e di carattere. Delle numerose opere destinate al pubblico della provincia ci restano solo due campioni. La sua prima grande opera , “Lo stordito o il contrattempo” risale al 1653 o al 1655. A partire da quella data fino alla morte compose più di venti opere, una o due all’anno, a volte in tre atti, a volte in cinque, sia in prosa che in versi, presentate nella sala del Palais-Royal, a Fontainebleau e a Versailles. Tra le più note troviamo “La scuola dei mariti” (1660), “La scuola delle mogli”(1662), “Tartufo” (1664), “Don Juan” (1665), “Il misantropo” (1666), “ “L’avaro” (1668), “Il borghese gentiluomo” (1670), “le donne sapienti” (1672), “Il malato immaginario” (1673).

Molière fu anche l’iniziatore della comédie-ballet, di cui fanno parte “Les facheux/Gli importuni” (1661), “Il matrimonio per forza” e “La principessa di Elide”, entrambe del 1664, prime di una lunga serie di intermezzi galanti e fastosi che tanto piacevano a Luigi XIV.  Ne scrisse circa 13, con la collaborazione musicale e coreografica di Lully-Beauchamp e di Charpentier- Beauchamp. Persino “Il malato immaginario” rientra in questo gruppo.    

Numerose sono anche le opere in cui Molière affronta il tema della medicina e dei medici. Il ciclo comincia con la farsa “Il medico volante” (1659), prosegue con la commedia-balletto “L’amore medico” (1665), con “Il medico per forza” (1666) e dopo tre anni con “Monsieur de Pourceaugnac” per terminare nel 1673 con “Il malato immaginario”. La critica ha spiegato questa scelta dell’autore insistendo essenzialmente sugli elementi autobiografici, la sua tubercolosi, e sull’impossibilità delle cure (in particolare il salasso) di guarire la malattia. Solo apparentemente però Molière se la prende con i medici. In realtà il suo obiettivo è la medicina, che egli ritiene non al passo con i tempi.

Le caratteristiche della sua produzione – Allievo degli italiani della commedia dell’arte, Molière segue una grande regola: piacere alla platea e alla corte. Buona parte della sua produzione dimostra la sua preferenza per uno spettacolo in cui testo, musica e danza sono intimamente legati. In generale egli    costruisce l’azione con grande facilità, facendo nascere gli incidenti gli uni dagli altri. Lui stesso ammette di “dipingere da natura” , partendo da ciò che la realtà gli fornisce e spingendone i tratti fino alla caricatura.  Studia a fondo passioni, debolezze e vizi e con grande abilità pone i personaggi principali in ambienti e situazioni che fanno emergere tutti i lati del loro carattere e che possono suggerire riflessioni morali. In effetti nella prefazione di “Tartufo” egli sostiene l’utilità morale della commedia, probabilmente intendendo che chi cede a passioni, vizi, eccetera, ne subisce sempre le conseguenze e chi ad essi resiste è in pace con se stesso e si guadagna la stima degli altri. Mettendo in luce gli effetti comici della realtà contemporanea egli presenta anche problemi gravi e scottanti, come ad esempio l’educazione dei figli e delle donne e la libertà da concedere alle mogli. In questo modo, soprattutto con “La scuola delle mogli” e “Il misantropo”, egli introduce le idee che saranno alla base del teatro borghese.

La sua grande forza fu la disciplina rigorosa che egli impose ai suoi compagni e che ottenne da loro con il suo prestigio e la sua generosità. I contemporanei ammiravano moltissimo la precisione estrema delle sue produzioni, in cui ogni gesto, ogni passo, ogni occhiata erano accuratamente calcolati.

Il medico per forza Si pensa che Molière abbia composto l’opera prendendo spunto da “Le vilain mire” (Le paysan médecin) un fabliau dei secoli XIII/XIV con l’obiettivo di sostenere “Il misantropo”, che non attirava molto pubblico. Ma questa operina accompagnò l’altra solo a partire dalla ventiquattresima replica. La prima assoluta ebbe luogo il 6 agosto 1666 al teatro del Palais-Royal di Parigi.
Sganarello è un boscaiolo beone, che batte sistematicamente la moglie Martina. Per vendicarsi questa lo segnala come grande luminare a due donne che cercano un medico per Lucinda, figlia di Gerontina, che ha perso l’uso della parola. Martina rivela loro che Sganarello ammette di essere medico solo dopo essere stato bastonato a dovere. Cosa che puntualmente accade. Condotto a casa di Gerontina, Sganarello incontra Lucinda, stupisce tutte le donne con le sue chiacchiere, corteggia la balia Giacomina e finge di diagnosticare la malattia della giovane. Lucinda però non è veramente muta: la malattia è un tiro mancino che essa gioca alla madre, che non vuole darla in sposa a Leandro, il suo innamorato. Sganarello si mette d’accordo con  Leandro, che, travestito da farmacista, incontra Lucinda e la rapisce. Accortasi dell’inganno, Gerontina vuole fare impiccare Sganarello. Ma…………
In quest’opera, come in altre, il personaggio principale è Sganarello, una figura comica che Molière probabilmente trasse dalle maschere del teatro italiano. Sganarello è generalmente presentato come un debole in balia delle circostanze e destinato a provare delusioni. Qui invece egli diventa impostore e si improvvisa medico, facendo il  verso ai medici e utilizzando un latino maccheronico, che risulta divertente. Tutti gli altri personaggi, creduloni o scettici e sospettosi, tipici di una realtà provinciale e contadina, ruotano attorno a lui, reagendo a seconda del suo comportamento..
Anche questa farsa contiene una morale: attenti agli imbroglioni e ai ciarlatani, che nascondono i propri loschi obiettivi sfoggiando cultura e sapienza. E il tema risulta quanto mai attuale.

L’allestimento – L’opera, originariamente in tre atti viene presentata in due tempi. Nel suo adattamento la regia ha cercato di ricreare lo spirito di Molière. E per offrire uno spettacolo leggero e divertente ha fatto ricorso ad una recitazione sopra le righe e a interventi musicali e di danza.

Durata: 1h 20’ circa + intervallo
Regia e adattamento
Sergio De Marchi
Scena
Sergio De Marchi con la collaborazione di Franco Ubezio
Costumi
jvonne Paltrinieri e Gabriella Ferramola

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Sganarello                                                   Sergio De Marchi
Martina, moglie di Sganarello                   Angela Fornacciari
Roberta, vicina di Sganarello                     Fiorenza Bonamenti
Valeria, donna di fiducia di Gerontina      Gabriella Ferramola
Luchina, altra donna di Gerontina            Ivonne Paltrinieri
Gerontina, madre di Lucinda                     Fiorenza Bonamenti
Giacomina, balia in casa di Gerontina      Angela Fornacciari
Lucinda, figlia di Gerontina                       Wanda Demarchi
Leandro, innamorato di Lucinda               Tes Lazzarini
Perrino                                                         Sandro Boninsegna

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Collaborano

Valter Delcomune Marisa Taffelli  Franco Ubezio

Servizio fotografico    Andrea Perina

Con la collaborazione di GRAZIA FERRAMOLA



Aprile 26 @ 21:15
21:15 — 22:35 (1h 20′)