Stagione 2010-2011
Resistenza: uomini e donne nella bufera con il patrocinio del Comune di Mantova dall’opera di Gilberto Cavicchioli Resistenza. Storie di giovani che si batterono per la nostra libertà Gilberto Cavicchioli – Esperto di marketing, nato a Mantova, ha svolto per anni intensa attività politica ed amministrativa come Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione nel Comune di Mantova. A lui va il merito di aver portato a Mantova l’idea del Festivaletteratura, di aver iniziato il recupero di Palazzo Te, di aver organizzato le mostre de La scienza a corte e di aver aperto le biblioteche di circoscrizione.Dal 1973 ad oggi ha pubblicato più di venti opere di varia natura: poesia, racconti, documenti storici e testimonianze. Resistenza – Storie di giovani che si batterono per la nostra libertà.Pubblicata nel 2008, l’opera raccoglie le testimonianze autentiche di 25 uomini e donne che parteciparono alla lotta della Resistenza. Essa costituisce un documento importante degli anni dal 1943 alla Liberazione.Di essa il suo autore scrisse: “ …..libro che ricorda la Resistenza senza l’ambizione di fare la storia, ma con il desiderio, quello sì, di non dimenticare che molto di ciò che abbiamo oggi è dovuto a poche migliaia di uomini e di donne che in silenzio ed umiltà si sono battuti ed hanno sofferto per noi tutti, anche per quelli che oggi hanno dimenticato o addirittura intenderebbero svergognare quel irripetibile periodo…...” L’allestimento – Sono state scelte le testimonianze di 5 uomini e 3 donne, che si indicano di seguito nell’ordine di presentazione. Oriele Bulgarelli – Impiegata a Reggio, diventa staffetta a 17 anni e lascia la famiglia per vivere alla macchia. Impara a sparare e, senza paura, trasporta armi da una parte all’altra del suo territorio. Mario Cattafesta – Giornalista e collaboratore della Gazzetta di Mantova, critico letterario, d’arte e di teatro, fu assai noto nella nostra provincia. Laureatosi in lettere all’Università di Urbino, insegnò al Conservatorio di Venezia, a Parma e a Milano – Brera. Ci ha lasciato nel gennaio 2000. Rina Provasoli Ghirardini – Apparteneva alla buona società mantovana. Diede prova di grande coraggio, determinazione e senso di solidarietà. Nessuno la sosteneva; agiva da sola. Alceo Poltronieri – Noto come pittore di grande originalità, fu anche poeta di altrettanta intensità e musicista autodidatta. E’ morto nel 1995. Amedeo Rossi – Fu uno dei ragazzi di Don Mazzolari e, con Arini e Accorsi, organizzò la Resistenza nel Bozzolese e nei comuni limitrofi. Da impiegato di banca si trasformò in pittore, attività che esercita tuttora. Lidia Bellesia – Cattolica praticante, con un padre antifascista, viveva a Fabbrico in una casa che divenne di “latitanza”. A 17 anni non esitò ad aiutare la Resistenza, pur senza essere una staffetta regolare. Spartaco Gamba – Non aderì agli appelli di Mussolini e, con altri 600.000, rimase a patire nei lager nazisti per lunghi terribili mesi, sino alla liberazione. Fu a lungo esponente del Partito Socialdemocratico Renato Sandri – A 17 anni, lasciò la sua casa, intrisa di sentimenti patriottici e nazionalisti, per andare a combattere sui monti del Vicentino. Fu esponente del PCI, deputato al Parlamento nazionale e collaboratore di Natta. adattamento di Bruno Garilli e Fiorenza Bonamenti Fiorenza Bonamenti Walter Delcomune Sergio De Marchi Sandro Boninsegna Gabriele Oliva FEDRA Lucio Anneo Seneca dal programma di sala Lucio Anneo Seneca (ca. 4 a.C. - 65 d.C.), di Cordova, figlio di Seneca il Retore, filosofo, poeta, oratore latino. Senatore romano sotto Caligola, fu esiliato da Claudio in Corsica (41-49 d.C.), con l’accusa di adulterio con Giulia Lavilla, sorella di Caligola. Tornò a Roma solo dopo la morte di Messalina, che gli era stata ostile. Fu precettore e poi ministro di Nerone fino al 62 d.C., anno in cui si ritirò a vita privata, dedicandosi alla meditazione filosofica.. Sospettato di complicità nella congiura di Pisone, ebbe dall’imperatore l’ordine di uccidersi. Come filosofo, seguì lo stoicismo, mostrando spiccato interesse per i problemi morali. Come scrittore, è considerato il più moderno della letteratura latina: a lui va il merito di avere scoperto la dimensione dell’interiorità in termini attuali. Le opere filosofiche – Molte sono andate perdute. Tra quelle che ci sono pervenute si ricordano Epistulae ad Lucilium, De beneficiis, De clementia, De ira, De brevitate vitae, Dialogorum libri e Naturales quaestiones. Le tragedie – Sono le uniche rimasteci del teatro romano. Gli sono attribuite nove cothurnatae, di argomento greco, - Hercules Furens, Troades, Phoenissae, Medea, Phaedra, Oedipus, Agamemnon, Thyestes e Hercules Oetaeus, - e una praetexta, di argomento romano, Octavia, in cui egli appare come personaggio. Esse presentano problemi relativi alla cronologia, alla destinazione e allo spirito. Non sappiamo se rientrino in un progetto educativo del “princeps”o se siano state composte per fini artistici. Nel primo caso risalirebbero agli inizi del principato di Nerone, nel secondo agli ultimi anni della vita di Seneca. Non si sa, poi, se e quando furono rappresentate o se fossero solo destinate alla lettura nei circoli letterari o nelle sale di recitazione della capitale. Le difficoltà tecniche di rappresentazione e lo stile, tipico della “recitatio”, inducono buona parte della critica a propendere per l’ipotesi delle sale di recitazione, ove, come è stato rilevato, “l’azione drammatica era sostituita dalla declamazione dei sentimenti e dalla sottigliezza del dialogo sofistico.” Infine, è chiaro che Seneca si allontana dallo spirito dei suoi modelli greci: il suo è un “tragico ideologico, non tematico”: il nodo tragico non è costituito dall’intreccio degli eventi, ma dallo scatenarsi e dallo scontrarsi delle passioni che ottenebrano la “sapientia”. Fedra – la storia - Mentre Teseo è agli Inferi, Fedra, sua moglie, si innamora follemente del figliastro Ippolito. La nutrice cerca di farla rinsavire, ma Fedra manifesta la volontà di uccidersi. Spaventata, la nutrice fa un tentativo per convincere Ippolito. Il giovane, fedele a Diana e alla castità, non intende le tortuose parole della donna. Fedra stessa rivela a Ippolito il proprio amore, suscitandone l’inorridita ripulsa. La nutrice suggerisce quindi a Fedra di ritorcere contro di lui l’accusa di violenza. Proprio allora torna Teseo che, insospettito, obbliga la moglie a parlare. Fedra accusa Ippolito, provocando l’ira del marito, che prega Nettuno, suo padre, di far morire il figlio. Poco dopo un messaggero annuncia la morte del giovane. Fedra, sconvolta, rivela a Teseo l’innocenza di Ippolito e la propria colpevolezza e si uccide. Le fonti – Sicuramente Seneca mutuò Fedra da Euripide, di cui ci sono pervenuti un Ippolito (conosciuto anche come Ippolito coronato) e una ventina di frammenti di un’altra opera, un Ippolito velato. Poiché Fedra presenta differenze rilevanti dall’Ippolito, si suppone che essa derivi dalla tragedia perduta. Probabilmente egli ebbe anche conoscenza di un’altra tragedia, pure perduta, di Sofocle e della quarta delle Heroides di Ovidio. Le caratteristiche – La struttura – Come tutte le tragedie di Seneca, anche Fedra è divisa in cinque atti, ciascuno dei quali termina con un intermezzo del coro. I temi - Sono quelli cari al cordovano e che fanno di lui un autore moderno: il conflitto inconciliabile tra ragione e furore, la lacerazione interiore di chi è preda del “furor” e ha perso il controllo di sé e delle proprie azioni, il dualismo odio-amore e passione-virtù e, nella fattispecie, il binomio amore-morte. I personaggi – Come tutti i personaggi di Seneca, Ippolito, Fedra, Teseo, sono delineati con grande potenza drammatica e psicologica: acuta analisi della passione, studio penetrante dell’individuo e delle forze che agiscono in lui e che finiscono per determinare l’azione. Essi sono classici esempi di “furor”, contrapposto a “ratio”, operante non solo tra i personaggi, ma anche nel loro stesso intimo. Il coro – Ha perso quasi completamente la funzione presente nel teatro greco: è diventato prevalentemente lirico, benché permangano momenti drammatici in cui esso dialoga con le “personae”. E’ generalmente un canto di intermezzo, una meditazione filosofica, o meglio morale, che accompagna e commenta l’azione che si sta svolgendo. L’allestimento - Fedra è allestita in due tempi e, rispettando la probabile destinazione e la modalità di presentazione originali, a lettura interpretata, proprio per sottolineare gli “effetti speciali della parola”, la forza dei sentimenti e la sottigliezza delle argomentazioni contenute nel dialogo. Lo spettacolo presenta tutte le caratteristiche della rappresentazione classica, ad eccezione dell’azione scenica. Musiche originaliFabrizio Palermo Interpreti Fiorenza Bonamenti Walter Delcomune Sergio De Marchi Emily Pigozzi CollaboranoSandro Boninsegna Gabriele Oliva
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